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L'amore di un Padrone a Gor





Una piccola e doverosa premessa sul mondo e stile goreano, l'identità tipica dei goreani è basata su casa, lavoro, e ordine sociale, parte di questo sistema di pensiero è strettamente collegato con la visione storica della schiavitù nell'antica Grecia e le relazioni fra uomini e donne tipiche di questo periodo, che possono prendere o meno l'aspetto di relazioni fra master e slave.


Esistono sicuramente concordanze fra il BDSM e lo stile di vita Gorean, in numerosi aspetti di Dominazione-sottomissione, la concezione dello slave, etc., ma ci sono anche notevoli differenze di approccio, e senza cadere nel baratro di confronti che sarebbero ridicoli tra due stili che si fondano su principi differenti, la mia visione di dominazione non si basa su nessuno stile preconcetto ma prende spunto da entrambi i mondi, rielaborando quello che trovo interessante per renderlo mio in base alle mie caratteristiche e alla mia personalità.


In considerazione di questo, estratti che vengono proposti vogliono essere puramente oggetto di riflessione su un mondo di fantasia che con i suoi eccessi ci trasmette piccole verità.

"
Poi una notte, quando i fuochi si erano smorzati, per un motivo che non capirò mai, lo implorai di conoscerlo meglio.
"Parlami di te" mi disse per tutta risposta.
Ed io gli parlai della mia infanzia, della mia adolescenza, dei miei genitori, del cane di mia madre che era stato avvelenato, di New York, della mia cattura e della vita che avevo fatto fino ad allora, tutto ciò che era accaduto prima che lui mi vedesse nuda nel recinto di Ko-ro-ba.



Lui mi raccontò di sé stesso, della morte dei suoi genitori, del suo addestramento da ragazzo a Treve, e di come aveva imparato a condurre un tarn e a maneggiare le armi. Mi disse che amava i fiori, ma non aveva mai osato rivelarlo a nessuno. Mi suonò strano che un uomo come lui amasse i fiori. Lo baciai. Ma ebbi paura, dopo che mi aveva confidato quelle cose. Ero certa che non le avesse mai confidate a nessuno.
Cominciammo a fare lunghe passeggiate oltre la palizzata, mano nella mano. Parlavamo molto e ci amavamo molto. Era come se io non fossi la sua schiava.
Quando veniva assalito dal desiderio, mi usava come una schiava, con asprezza e autorità, a volte facendomi soffrire sotto la sua dominazione; quando il desiderio assaliva me, lo imploravo di indossare le sue catene e di essere posseduta completamente, lo supplicavo di lasciarmi presentare come un'arrogante ragazza ribelle che doveva essere sottomessa, provocandolo a conquistarmi senza pietà. In entrambi i casi, ogni tanto era tenero e dolce con me, a seconda dei modi con cui mi possedeva. A volte eravamo Padrone e schiava, altre volte eravamo qualcosa di diverso, che non oso definire.
In ogni caso, ci divertivamo molto, nascondendo a noi stessi quelle cose, delle quali non volevamo parlare.
Per una settimana, lo implorai di mettermi al naso l'anello d'oro delle schiave Tuchuk, e in quella settimana lo servii come tale, vestita con il Kalmak, o con il Chatka e Curla, e i capelli legati con un rosso Koora.
La settimana dopo, mi fece togliere l'anello al naso e lo servii come una schiava Turiana.
La settimana successiva lo servii come semplice ragazza di Laura, e quella dopo come una deliziosa pleasure slave di Ar.
Poi, un giorno parlammo poco della nostra intimità e, quella notte, dopo che ci eravamo amati, restammo accanto al fuoco per molto tempo. Lui aveva un'aria molto triste.
La mattina dopo tornai nel capanno, ma lui mi convocò di nuovo nella sua tenda.
"Inginocchiati" mi aveva detto.
Mi inginocchiai, come sua schiava.
"Sono stanco di te" mi disse improvvisamente, con tono astioso.
Chinai il capo.
"Voglio venderti" aggiunse.
"Lo so, Padrone" sussurrai
"Vattene, schiava" concluse.

"Si, Padrone" risposi con un filo di voce. Non piansi finché non fui al sicuro nel capanno.

Captive of Gor"




Filemone





El Amor de un Amo en Gor





Una pequeña y necesaria premisa en referencia al mundo y estilo de vida goreano. La identidad típica de los Goreanos está basada en hogar, trabajo y orden social. Parte de este sistema de pensamiento está muy ligado con la visión histórica de la esclavitud de la antigua Grecia y la relación entre hombres y mujeres de este período que toman más o menos el aspecto de las relaciones entre Amos y esclavas.

Existen seguramente concordancias entre el BDSM y el estilo de vida Goreano en numerosos aspectos de Dominación/sumisión, la visión de las esclavas, etc. Pero también hay notables diferencias. Sin caer en comparaciones que serian ridículas entre dos estilos de vida que se fundamentan en principios diferentes, mi visión de Dominación no se basa sobre ningún estilo preconcebido, pero tomo detalles de ambos mundos, re elaborando lo que encuentro interesante para hacerlo mío, en base a mis características y a mi personalidad.

En consideración de esto, los extractos que propongo quieren ser puramente objeto de reflexión sobre un mundo de fantasía que con sus excesos nos transmite pequeñas verdades:


"Y luego, una noche, por alguna razón que se me escapa, le rogué que me permitiese saber algo acerca de él.
—Háblame de ti misma —me dijo.
Le hablé de mi infancia y mi adolescencia, de mis padres, de la mascota que mi madre me había envenenado, de Nueva York, de mi captura y de cómo era mi vida antes de que me viese desnuda en los recintos de Ko-ro-ba.

En diferentes noches, me habló de sí mismo, de la muerte de sus padres, de su preparación cuando era un muchacho en Treve, de las maneras en que aprendió a manejar los tarns y el acero de las armas. Le gustaban las flores, pero no se había atrevido a confesarlo. Me parecía tan extraño en un hombre como él que le gustasen las flores. Le besé. Pero me daba cierto miedo que me hubiese contado aquello. No creo que a ninguna le hubiese contado antes algo tan delicado.



Comenzamos a dar largos paseos por el otro lado de la empalizada, cogidos de la mano. Hablamos mucho, nos amamos mucho, y nos hablábamos más. Era como si yo no fuese su esclava. Fue entonces cuando comencé a tener miedo de que algún día me vendiese. Cuando su deseo de mí le acuciaba, me usaba como a una esclava, con una autoridad llena de fiereza, a veces haciéndome incluso sufrir bajo su dominio; cuando era yo la acuciada por el deseo, a veces le pedía cadenas y cuerdas, para que me poseyese por completo, o me presentaba ante él como si fuese una muchacha sin domesticar que debía ser conquistada, provocándole para que lo hiciera. Pero, de la misma manera, en ocasiones nos amábamos tierna y dulcemente durante mucho rato. En ocasiones éramos amo y esclava, y otras veces éramos otra cosa, que no me atrevo a mencionar. Pero cada vez temía más que me vendiese algún día. ¿Y qué lugar podía haber para esta otra cosa en el campamento de guerra de Rask de Treve?


Una mañana, después de volver al cobertizo, me volvió a llamar a su tienda.
—Estoy cansado de ti —me dijo repentinamente, enfadado.
Bajé la cabeza.
—Voy a venderte.
•—Ya lo sé, amo.
—Márchate, esclava.
—Sí, amo.



No lloré hasta regresar al cobertizo.
Cautiva de Gor
 
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